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SALA DELLA GIUSTIZIA
La grande figura alata affrescata sulla parete di fondo della sala - evidentemente 'tagliata' nella parte superiore a significare un posteriore abbassamento del soffitto - è stata interpretata tanto quale angelo, che lascerebbe supporre un adattamento a cappella dell'ambiente, quanto come rappresentazione allegorica della giustizia, perfettamente plausibile all'interno di un ambiente adibito a tribunale. Ed è questa - come testimoniato dalla denominazione Sala della Giustizia - l'identificazione comunemente accettata, suffragata anche dai numerosi processi - conclusi spesso con irrevocabili sentenze di morte - celebrati all'interno del castello: tra gli altri, sono giudicati i due umanisti Pomponio Leto e Platina, accusati arbitrariamente di un complotto per rovesciare l'autorità pontificia; la sfortunata Beatrice Cenci, la cui storia ispira poeti e letterati da Shelley a Stendhal; il filosofo Giordano Bruno, bruciato sul rogo in Campo de' Fiori sotto il pontificato di Clemente VIII.
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Sala di Giustizia |
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