La Sala è parte del sontuoso appartamento principesco che papa Paolo III fa edificare all'interno del Castello a partire dal 1534, portando a compimento la trasformazione della fortezza militare in residenza aristocratica. L'ambiente deve il suo nome al ciclo di affreschi della volta - raffiguranti episodi del mito di Apollo - la cui esecuzione è affidata al fiorentino Perin del Vaga, attivo anche nelle sale Paolina, del Perseo e di Amore e Psiche. Oltre ad apprezzarne la raffinata sensibilità artistica, Paolo III ammira anche le capacità imprenditoriali dell'artista toscano, abile organizzatore e coordinatore di imprese pittoriche, vero e proprio manager ante litteram viene ricordato da Giorgio Vasari con "l'animo occupatissimo, e intorno scultori e maestri di stucchi, intagliatori di legname, sarti, ricamatori, pittori mettitori d'oro e altri simili artefici" bisognosi di indicazioni e spiegazioni. Alla sua morte, nell'ottobre 1547, la sua bottega prosegue i lavori sotto la direzione di Domenico Rietti detto Zaga; nelle cornici della volta centrale è stato individuato anche l'intervento del comasco Pellegrino Tibaldi.
Il pavimento in cotto della Sala mostra numerose aperture, una, in particolare, costituita da un pozzetto profondo 9 metri è dio dubbia interpretazione: potrebbe trattarsi di un gabinetto, oppure di una botola-trabocchetto impiegata per liberarsi alla svelta di ospiti sgraditi.